Metodo e Mito: Mirella Freni
  1. E devo dire che anche questa volta Leone Magiera è riuscito a creare un racconto estremamente godibile ed avvincente.

Leone Magiera - edizioni RICORDI

Metodo e Mito: Mirella Freni

E devo dire che anche questa volta Leone Magiera, con quella maniera tutta particolare di intrecciare dettagli tecnici ed avvenimenti narrativi, dissertazioni sull'interpretazione musicale a vicende di vita, è riuscito a creare un racconto estremamente godibile ed avvincente.
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In realtà, senza alcuna fatica l'autore è riuscito a fondere e compenetrare due elementi apparentemente così lontani fra di loro -tecnica e narrazione- e a darci un ritratto per niente convenzionale di una delle più grandi cantanti del nostro tempo.
   (dalla prefazione di Ettore Campogalliani)

   estratto da pag. 63
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“Mai come in queste splendide invenzioni pucciniane il cantante dovrà cercare in se stesso quell’esaltazione artistica, quella disposizione spirituale simile allo stato di trance che permette il raggiungimento delle più alte vette interpretative.
Nell’attacco del numero 36 si tenga presente la necessità di pensare ad una emissione “umida”, sfruttando al massimo la sonorità labiale e assaporando con una sorta di lenta voluttà ogni sillaba di “Mi piaccion quelle cose”. Per l’inizio del numero 38 voglio riferire dell’importanza che Herbert von Karajan attribuiva alla M di “Ma, quando vien lo sgelo”. Esigeva che la Freni iniziasse a sonorizzarla internamente, a bocca chiusa, creando un suono lontanissimo e misterioso che si materializzava, finalmente, in un attacco musicale peno di travolgente pathos.”