- Avevo vent'anni quando ascoltai Luciano Pavarotti per la prima volta. Lui ne aveva diciannove e chiedeva a me, fresco di diploma di pianoforte, un parere sulla sua voce.
Leone Magiera - edizioni RICORDI
Metodo e Mito: Luciano Pavarotti
"Avevo vent'anni quando ascoltai Luciano Pavarotti per la prima volta. Lui ne aveva diciannove e chiedeva a me, fresco di diploma di pianoforte, un parere sulla sua voce.Non ricordo esattamente cosa gli dissi, ma il parere dovette essere favorevole, perché da allora si potrebbe dire che non ci siamo mai lasciati: lui imparando da me la struttura e le note delle opere da interpretare; ed io imparando da lui l'originalità e la libertà del fraseggio, a volte così personale che spesso sfociava in accese e lunghe discussioni fra di noi.
Ma evidentemente la nostra collaborazione ha funzionato, se dopo quasi cinquant'anni siamo ancora a discutere del colore da dare ad una frase, sulla flessibilità del discorso musicale, sulla "posizione" di un suono... su quegli infiniti problemi che l'interpretazione di un brano musicale porta sempre con se.
Credo con questo volume di aver cercato di esporre, nella maniera più semplice possibile, molti di questi problemi, seguendo passo per passo il modo di cantare di Pavarotti collegato strettamente alla sua progressiva affermazione a livello mondiale. Ho esaminato con cura, cosa che nessun tecnico di voci ha mai fatto, entrando nel particolare, tutti i dettagli di una voce e di un interprete che non ha finora avuto paragoni e forse non ne avrà per molti anni."
Leone Magiera
estratto da pag. 47
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Fu in quell’occasione che il giovane tenore scoprì l’efficacia di quel suono particolare che in gergo viene detto “soffiato” e che si ottiene facendo vibrare al minimo le corde vocali con la gola e la maschera piene d’aria; riconoscibile, per esempio, nel modo in cui Pavarotti esegue alcune frasi del Ballo in maschera (Ella è pura - in braccio a morte) e nei suoi attacchi migliori di “Una furtiva lacrima “.