- Una straordinaria testimonianza che nasce dal sodalizio artistico e umano che ha unito Leone Magiera e Luciano Pavarotti.
Leone Magiera- edizioni RICORDI
Pavarotti visto da vicino
Giunto alla seconda edizione nel giro di qualche mese, questo libro raccoglie la straordinaria testimonianza che nasce dal sodalizio artistico e umano che ha unito Leone Magiera e Luciano Pavarotti.La storia di un grande tenore da un punto di vista unico e privilegiato: dagli esordi ai trionfi planetari, dai retroscena più sorprendenti alle ultime confidenze, un ritratto intimo e inedito di Big Luciano.
In queste pagine, scritte da un musicista che ha condiviso ogni momento importante della vita di Pavarotti, per la prima volta svelati i segreti di una voce che è oramai un mito.
Il libro è corredato da un apparato fotografico con immagini spesso inedite ed è completato da un’appendice tecnica sulla voce del tenore.
Indice
Premessa alla nuova edizione · Prefazione di Gianandrea Gavazzeni alla prima edizione · Premessa alla prima edizioneParte Prima
La scoperta del talento · La scelta dell'insegnante · Il mio incontro con Luciano Pavarotti · Gli studi di perfezionamento e i concorsi · Importanza del controllo medico · Finalmente il debutto · I primi anni di carriera · Ultime audizioni: con Siciliani e Gavazzeni · finalmente la Scala · Gli anni d'oro · Lo studio delle lingue straniere · Nuove conquiste · Litigi da melodramma · Altri debutti · Una serata amara · I concerti · La discografia · I 25 anni di carriera
Parte Seconda
Il viaggio in Cina · L'Argentina · I concerti nelle arene · Gli ultimi debutti · La parabola discendente · L'incontro con Lady Diana · Pavarotti cittadino del mondo e modenese · La svolta pop · L'epilogo · Discografia completa
Appendici Tecniche
Appendice tecnica n. 1: Qualità necessarie per intraprendere lo studio del canto · Appendice tecnica n. 2: Vocalizzi utilizzati da Pola e Pavarotti · Appendice tecnica n. 3: Nozioni di tecnica vocale · Appendice tecnica n. 4: L’espressività al servizio della tecnica · Appendice tecnica n. 5: L’audizione · Appendice tecnica n. 6: Lo stile vocale mozartiano · Appendice tecnica n. 7: La tecnica respiratoria · Appendice tecnica n. 8: La musica da camera · Nuova appendice tecnica: I rapporti con il direttore d’orchestra
Pavarotti nel teatro di Fitzcarraldo
[…]Fu una gita spettacolare. I fiumi argentini sono larghi in molti punti più o meno come il nostro Mare Adriatico e non si riesce a vederne le sponde opposte. Lo spettacolo più imponente consisteva nell'incontro di due enormi fiumi, il Rio de la Plata e il Rio Negro (non vorrei commettere svarioni geografici basandomi soltanto sulle mie memorie come mi sono ripromesso arditamente di fare). Il diverso colore delle acque dei due fiumi s'interseca e s'intreccia per diversi chilometri, formando una sorta di enorme cappuccino, con pirotecnici giochi d'acqua naturali.
Mi accorsi – spesso Luciano nascondeva le sue vere intenzioni, da grande giocatore di poker qual'era – ch'egli non era affatto interessato ai fenomeni naturali. Mi parve di capire, ben conoscendolo da tanti anni, che lo scopo principale dell'escursione fosse per lui proprio ed esclusivamente il Teatro di Manaus, perché non diede che una distratta occhiata all'incontro dei due fiumi. E lo capii ancor meglio da una scenata che fece a Rudas, rimproverandogli di non aver controllato se il teatro era libero da prove o spettacoli e se c'era un pianoforte a disposizione.
Ma intanto, dopo molte ore di navigazione, la nave fece una sosta nella foresta amazzonica, attraccando in una piccola rada dove sorgeva un minuscolo bar, fornito però dell'immancabile Coca Cola, di birra e di sidro.
Anche Luciano scese per sgranchirsi un po' le gambe. Incredibile a dirsi: i quindici o venti indios presenti lo riconobbero immediatamente e lo festeggiarono danzandogli intorno e percuotendo alcuni tamburi. Quello che pareva il capo intonò anche uno straziante "O sole mio". La cosa sconcertò talmente Luciano che, approfittando di un varco che si era aperto tra i danzatori, colse l'occasione per ritornare immediatamente sulla nave.
[…]
Riprendemmo la rotta verso Manaus, dove giungemmo verso le sei del pomeriggio.
Se una volta il teatro era circondato dalla foresta, ora le cose erano molto cambiate. Non si può dire si trovasse proprio nel centro della cittadina, ma certo era ormai negli immediati sobborghi; e casupole, più che case, ne minacciavano molto da vicino l'estetica ottocentesca, simile a quella di molti teatri italiani che ancor oggi sono parte importante delle bellezze artistiche delle nostre città.
Quando entrammo, mi accorsi che Luciano era emozionato. Evidentemente il film di Werner Herzog aveva prodotto su di lui una profonda impressione.
Si fermò per diversi minuti a osservare i preziosi marmi, i lampadari e gli affreschi del bellissimo teatro. Poi diede ordine a Thomas di rintracciargli un pianoforte e di portarglielo sul palcoscenico. La ricerca fu laboriosa: pareva che il teatro non venisse usato da tempo. Finalmente, nei sotterranei, la fidata bodyguard scovò un polveroso verticale. A forza di braccia venne issato sul palcoscenico. Sedetti su di un seggiolino decrepito e accompagnai Luciano in uno dei brani preferiti da Caruso, quel "Ch'ella mi creda" dalla Fanciulla del West di cui il grande tenore napoletano fu il primo interprete.
Fu emozionante ascoltare la voce di Pavarotti in quel teatro. L'acustica era perfetta e qualcuno di noi registrò il brano, che oggi dovrebbe costituire una vera e propria rarità.
Fu forse l'unica volta in cui Luciano si esibì in teatro unicamente per se stesso, per sentire la propria voce
[…]
Da Leone Magiera
Pavarotti. Visto da vicino
Edizioni Ricordi.